Scintille sprizzano tutt’intorno, quando uomini e donne, carichi di esperienze, di progetti, di idee e di ricordi, si avvicinano l’uno all’altro, l’una all’altra. Più sono, più si avvicinano, e più scintille sgorgano.
Sono degli inneschi, dei pretesti per discutere, per approfondire e per guardarsi intorno e all’interno. Verso il passato, ricordando ciò che siamo stati, ciò che fummo. E verso il futuro, non tanto il futuro individuale, ma quello delle idee realizzate, dei progetti incarnati, dei progetti che una volta nati da noi, poi vanno per il mondo con le loro gambe, proseguono la loro corsa, si muovono fra gli uomini, attirano o respingono. Le idee non hanno padroni, non ce se ne possono appropriare.
Le idee vanno avanti da sole. Ti arrivano da chissà dove, e ti assalgono quando meno te lo aspetti. E qualche volta diventano immagini, fisse o in movimento. Altre volte diventano volumi scultorei, altre ancora tecnologie o racconti e chissà quanto altro. Che importa? Sono tutte scintille che accendono l’animo umano, che raccontano di mondi possibili, di come li vorremmo, di come ci piacerebbe che fossero e di come ci piacerebbe che noi stessi fossimo al loro interno. Scintille ci parlano di isole lontane e che si allontanano nel tempo. E di isole che si avvicinano, e che ci vengono incontro. Nuovi approdi.
Otto scintille per Paolo Guiotto è un progetto di discussione intorno a idee, periodi, temi che prendono lo spunto dalle opere dell’artista e che poi, in una reazione a catena, si diffondono per tutti i partecipanti. Brevi lampi e frammenti di un discorso infinito, che è iniziato molto prima di noi e che forse non si concluderà mai.
E che ha bisogno anche del vostro apporto.
Infinite variazioni di un mito incarnato. Paesaggi dai volumi morbidi ma innervati poi sorprendentemente dal loro contrario, geometrie taglienti e paesaggi squadrati, spigoli vivi che attraggono e che a toccarli ci si ferisce.
È lei che ci attrae e ci respinge, ci attira come in un ritorno infinito nel suo utero primordiale, e nello stesso tempo si libera di noi. La nostalgia di un ritorno.
Il Denaro.
Wall Street che diventa il cuore pulsante di tutto il mondo occidentale. Un cuore che non ha cuore, spietato e indifferente.
E condiziona la vita degli uomini, e anche la vita degli artisti, fino a farli urlare di disperazione. Un po’ è lo stesso urlo del Cristo in croce, forse il Primo Artista della Storia Cristiana.
Il corpo assente.
Albano. La porta che si chiude. Il male che erode da dentro e che congela la forma.
Che ferma la voce, che scava da dentro. Il corpo allora svanisce, e lascia la sua impronta, modellando la forma che resta. E quella forma diventa una calamita di memorie, di amori e di passioni.
L’Egitto, la Formula 1, la velocità, i flussi, l’aerodinamica, la memoria. Una forma che raccoglie e condensa l’anima.
Lo Speculum Ævi. Le trame segrete e obbligatorie del destino, che l’uomo cerca di ritrovare per riconoscere la propria rotta.
Lassù, in infinite costellazioni, a immagine e somiglianza dei percorsi interiori. Per raggiungere quel livello di conoscenza e di coscienza, la scala del sapere è ripida.
È la scala che anche Maria deve salire nel quadro di Tintoretto alla Madonna dell’Orto a Venezia.
Per gli umani, non a caso, il primo colore che viene nominato nei loro linguaggi è il rosso.
Che è nutrimento, fluido vitale, cibo per le nostre molecole. Ma è anche ciò che resta a terra nei tanti massacri che la storia umana ben conosce.
Col Tempo”. L’orologio della Basilica di S. Maria in Trastevere, che era di fronte alle finestre dello studio, scandiva ogni quarto d’ora il tempo che passava, con il suo suono di campane.
Il tempo andava fermato, bloccato.